Di Giovanni Rudi, Tena, Ecuador 

Ritornare al selvaggio. Abbandonare vecchie abitudini. Lasciare andare l’attaccamento agli  oggetti materiali. Immergersi nel cuore pulsante della selva significa riscoprire un mondo 

dimenticato, quello vegetale, colmandone la nostra cecità. Qui le piante diventano tutto:  cibo, riparo, medicina, strumenti. Ogni foglia e germoglio racconta una storia, ogni ramo offre  una possibilità. La forza della natura è imponente, a tratti quasi intimidatoria, ma stabilire una  connessione profonda con essa è inevitabile e straordinario. 

In questo momento, mentre scrivo, osservo piccoli uccellini che giocano su un albero fuori  dalla mia finestra. Li attira il ricco raccolto di bacche, e i suoi rami offrono riparo e sicurezza.  Affacciarsi da questo lato della casa è un privilegio, un rituale quotidiano che rigenera l’anima  grazie al verde rasserenante che si estende tutt’intorno. 

Mi trovo a Casa Bonuchelli, nella città di Tena, provincia del Napo, in Ecuador. Sono passati  quasi cinque mesi dal mio arrivo e sento il bisogno di mettere su carta questa esperienza. 

Ogni giorno inizia presto: la sveglia suona alle sei, e il sole, deciso, non lascia alternative.  Dopo un po’ di yoga e una colazione sostanziosa condivisa con il mio maestro, Eliceo, siamo  pronti per iniziare la giornata. Eliceo è un abitante della comunità di Campococha e la mia  guida in questo viaggio di apprendimento. Con lui imparo ogni giorno un po’ di più: siamo  idraulici, elettricisti, muratori. Ma, soprattutto, siamo al servizio di qualcosa di più grande. 

Faccio parte del progetto WASH (Water, Sanitation and Hygiene), che mira a migliorare  l’accesso all’acqua potabile e alle strutture igieniche nelle comunità indigene delle zone  rurali. Con il nostro lavoro, costruiamo sistemi di potabilizzazione dell’acqua utilizzando  biofiltri e infrastrutture idriche che portano acqua direttamente alle famiglie. Inoltre,  realizziamo bagni comunitari accanto alla cancha, il campo da calcio, cuore pulsante della  vita sociale di ogni villaggio. 

Le nostre giornate si svolgono con la modalità “minga”: il lavoro comunitario. Tutti  collaborano, portando materiali, costruendo, utilizzando attrezzi, cucinando e condividendo il  peso e la gioia del lavoro. Si lavora insieme fino a metà mattina, quando ci si concede una  pausa con la tradizionale chicha di yuca. Poi si pranza, si riposa brevemente e si riprende il  lavoro nelle prime ore del pomeriggio. 

Fino ad oggi ho avuto il privilegio di contribuire alla costruzione di bagni e alla realizzazione di  sistemi idrici, oltre a svolgere interviste casa per casa per valutare la gestione dell’acqua e le  condizioni igieniche. Nella comunità di San Pedro de Chimbiyaku ci siamo dedicati ai bagni e  alle interviste, mentre a Nokuno abbiamo completato l’intero sistema idrico e terminato il  

bagno comunitario. Dal primo giorno mi è stato dato il soprannome di “Amarun”, che in  kichwa significa boa. 

La semplicità nel sorriso delle persone e la leggerezza dei momenti trascorsi insieme rendono  ogni fatica più dolce. La cooperazione è la chiave: proprio come le formiche, che nella selva  insegnano che l’unione fa la forza, nulla ci può fermare quando lavoriamo insieme. 

Nella selva, la vita è pura creatività. Ho visto soluzioni geniali nella loro semplicità: tappare  una perdita d’acqua con pezzi di stivale, costruire scale in pochi minuti con il guadua, creare  ceste con fibre vegetali, riparare, adattare, inventare.

Ogni goccia di acqua potabile che riusciamo a portare a una famiglia è una piccola vittoria.  Sapere che i bambini si ammalano meno spesso grazie a questi interventi non ha prezzo. Quei  bambini, selvaggi e pieni di vita, trasmettono un’energia travolgente e hanno tanto da  insegnare. 

L’acqua è vita. È un diritto umano imprescindibile, eppure qui, nelle zone rurali  dell’Amazzonia, la sua mancanza è una realtà quotidiana. 

Ritornare al selvaggio significa destrutturare il concetto di ordine e pulizia, riscoprire  l’armonia nel disordine naturale, riconnettersi con un mondo biodiverso. Grazie, Amazzonia,  per questa lezione di vita.